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Ceda Onlus: Una Visione Multifattoriale dei DSA

 
CEDA Onlus: un ponte tra disagio e cura

Dalla cura, come oggetto teorico al prendersi cura: il  CEDA Onlus si racconta

Nel febbraio 2008 CEDA Onlus ha iniziato la propria attività; nostro intendimento era quello di creare uno spazio capace di accogliere i bisogni e il disagio legati ai Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA). L'idea di fondo, che ci guidava, era quella di approfondire, attraverso lo studio e la ricerca,soprattutto due tematiche a noi molto care: la prevenzione e l'importanza di un iter diagnostico attento alla multifattorialità nella genesi dei DSA.

ponte
     
Per poter parlare di questo “spazio di studio”, è necessario partire da una riflessione: la cura che negli anni ha fatto da sottofondo al percorso professionale di Elena Simonetta, ideatrice e presidentessa dell’associazione, è il filo conduttore da cui sono nate le intuizioni attorno alle quali abbiamo costruito le  ricerche presentate in questo volume. La cura, come oggetto teorico ha una dimensione soggettiva e soprattutto intersoggettiva: dimensione vissuta nella pratica lavorativa dove ascolto e  attenzione al significato del dolore orientano l’agire e stimolano una circolarità nei processi di pensiero e azione. Questa dimensione della cura è la traccia che ha condotto Elena lungo il cammino di progettazione e ideazione della” Teoria dell’ Origine Multifattoriale in tema di DSA”.
Il suo contributo, che richiederà nel tempo una riflessione scientifica sugli elementi che lo caratterizzano, ha introdotto proposte di rilevanza teorico-critica e di indiscutibile originalità metodologica.
Le funzioni motorie, mentali ed emotivo - affettive, intese come sistemi funzionali complessi, non si possono “localizzare”, ma devono essere organizzate in un sistema che lavora in sincronia, ciascuna svolge il proprio ruolo in un insieme funzionale complesso.
Il sintomo DSA viene considerato come ” problema funzionale” che  assume significato in funzione del quadro clinico di cui è espressione e che entra a fare parte della relazione con i genitori allo scopo di ripristinare lo stato perturbato di regolazione affettiva, “curando la relazione ferita” (Lambruschi, 2004).
“Una strategia controllante cognitiva” (Farina e Liotti, 2011), che il bambino utilizza per tenere attiva l’attenzione dei genitori. Il sintomo DSA trova origine in un inadeguato sviluppo psicomotorio, esito di un pattern di attaccamento insicuro o disorganizzato, che ha provocato un blackout nell’acquisizione dei prerequisiti scolastici (Simonetta, 2012).

Un Progetto Ambizioso
 
Nel corso dei nostri spazi di studio ci siamo resi conto che l'Associazione, punto di incontro di professionalità  e presupposti teorici differenti, era pronta a dar vita ad un progetto più ambizioso. E così, abbiamo creato un percorso di integrazione tra metodiche specialistiche in cui potessero trovare ascolto e risposta i bisogni e le innumerevoli problematiche correlate ai DSA e una strategia di intervento capace di agire  precocemente nel recupero delle competenze di letto-scrittura, la principale funzionalità cognitiva necessaria per tutto l'apprendimento futuro.
Intervenire precocemente significa: offrire la consapevolezza e la comprensione delle difficoltà del bambino, accogliere il disorientamento e le  frustrazioni della famiglia e  offrire strumenti e metodologie  per fronteggiare l'abilità riscontrata deficitaria.

La nostra attenzione si è primariamente focalizzata sull’ importanza di costruire un iter diagnostico credibile e attendibile capace di indagare le correlazioni esistenti tra l'attività del sistema vestibolare, la dimensione psicomotoria e la struttura emotivo relazionale all'interno dei DSA. La  valutazione psicodiagnostica ha come oggetto la sinergia dei molteplici aspetti che concorrono allo sviluppo necessario per realizzare gli apprendimenti scolastici di base:
funzioni di veglia, aggiustamento e percezione (mindfullness) a carico del sistema vestibolare;
armonizzazione dei movimenti oculari; equilibrio dell'assetto emotivo - affettivo (pattern di attaccamento).
La diagnosi si struttura in: indagini strumentali mediche, assessment cognitivo- psicologico ed esame psicomotorio.
Nel corso dell’assessment riserviamo un ruolo centrale all’ascolto attento e all’osservazione, gli indicatori dello stile narrativo quali le sfumature della lingua, del tono e del linguaggio corporeo ci permettono di sintonizzarci con il paziente, di sfruttare il potere curante che ha il sentirsi compresi.

bambino lettura

Questa cornice ci ha portato a elaborare una metodologia di intervento  che si prende cura di tutti gli aspetti, diretti e indiretti, che incidono sul percorso di apprendimento.

Stabilito il focus di lavoro, il nostro compito successivo è stato creare una cornice scientifica capace di illustrare i principi esposti in precedenza: il nostro spazio di discussione ha prodotto la pianificazione di ricerche azione volte a confermare un nuova prospettiva di studio in tema di DSA.

L'Associazione ha ritenuto interessante avviare la collaborazione scientifica con il Centro Studi Bruner – Cenaf, ricerca e formazione, partecipando alla costruzione di  Master in tema di DSA  e di Psicocinetica (diagnosi, trattamento, prevenzione e divulgazione metodo TEP-RED).

Vogliamo infine esprimere la nostra gratitudine a chi si è affidato alla nostra cura e al nostro sostegno.

Corpo e Mente: una Separazione da Ricomporre

Quotidianamente nel nostro lavoro incontriamo genitori che vivono “pressati” da forze emotivamente cariche e contrastanti: la consapevolezza del disagio del proprio figlio,  le dannose colpevolizzazioni e quindi la patologizzazione subita in ambito scolastico.
Essere genitori di un bambino con DSA è un vissuto che richiede una messa in gioco intensa e prolungata nel tempo. Spesso riaffiorano tematiche legate alla propria storia, si intrecciano aspettative e frustrazioni.
Accogliere e contenere in primo luogo le paure, le false credenze ed i vecchi stereotipi legati ai DSA ci è sembrato di primaria importanza. Contenere significa fornire una cornice scientifica, chiara ed esaustiva sul tema DSA, e insieme far sperimentare le opportunità di una corretta riabilitazione.

In generale possiamo parlare di DSA non come di disturbi dell'apprendere, bensì di una “mancata funzione”, correlata all’ incompleta o carente integrazione psiche-soma. Lo sviluppo delle funzioni psicomotorie è primario per l'evoluzione cognitiva del soggetto: pur appartenendo a due insiemi funzionali differenti, esse sono in costante interazione. L'attività corporea preverbale, propria dell'esperienza, è base della funzione rappresentativa delle strutture mentali, fondamento dell'apprendere. Inoltre tra gli aspetti che concorrono all'integrazione delle diverse funzioni è rilevante il senso di stabilità e continuità psichica, le dimensioni di significato del sintomo sono sempre di tipo affettivo e si nutrono dei bisogni di cura presenti nella relazione di Attaccamento con i genitori, degli equilibri nel loro rapporto di coppia e dei bisogni affettivi irrisolti nella loro storia.

Gli apprendimenti di lettura, scrittura e calcolo pongono i bambini all'inizio della scolarizzazione nella necessità di possedere condizioni funzionali necessarie per una corretta efficacia nell’ organizzazione spaziale, temporale, nella strutturazione dello Schema Corporeo e nell'aggiustamento motorio. Vi sono alcune funzioni psicomotorie, vitali per affrontare gli apprendimenti, a carico del Sistema Vestibolare: Veglia, Aggiustamento e Percezione.
Corrispondono alla capacità del bambino di spostare la propria attenzione da sé all'ambiente, di realizzare delle risposte motorie/gestuali, di integrarle nelle proprie informazioni sensoriali e quindi di strutturare la conoscenza dell'ambiente e di se stesso.
E' quindi necessaria un’ adeguata attivazione del Sistema Vestibolare, corticale e sottocorticale, inclusi i Sistemi Energetico-Affettivo, il funzionamento coordinativo oculare, manuale, tonico e posturale.
La nostra visione multifattoriale dell'insorgenza dei DSA elicita alcune riflessioni in tema di diagnosi, prevenzione e riabilitazione che non possono prescindere da un’attenta valutazione dell'ambiente familiare come dalle risorse che la scuola è in grado di offrire.

Il principale scopo del nostro lavoro è quello di fornire al bambino esperienze di rinforzo che possano aiutarlo a superare  fattori di rischio quali: una visione pessimistica di se stesso, problemi di scarsa fiducia nelle proprie risorse, demotivazione e bassa autostima.
In tale ottica è evidente l'importanza di interventi volti alla prevenzione che possono assumere l'aspetto di Screening nella scuola d'infanzia e di percorsi riabilitativi mirati al singolo.

La strategia controllante in ambito cognitivo: la Disgnosia, il vero disturbo dell’apprendere – Elena Simonetta

Un aspetto che mi induce a non ritenere il disturbo di apprendimento specifico cognitivo di origine genetica, riguarda la presenza, nei soggetti con disgnosia, di strategie controllanti . (Farina, Liotti 2011).  Le strategie controllanti  corrispondono a modalità relazionali e comportamentali inadeguate all’età, che i bambini abusati emotivamente o con un attaccamento disorganizzato ( Attili   2009) mettono in atto per resistere alla sopraffazione o sopravvivere alle esperienze evolutivamente intollerabili, che hanno dovuto subire da parte delle figure di accudimento. Queste strategie controllanti  si organizzano e si articolano su diversi piani e coinvolgono la relazione tra il bambino e le figure genitoriali. Un elemento comune ai soggetti disgnosici é quello relativo alla realizzazione di un adattamento al trauma tramite le strategie controllanti di tipo cognitivo. Farina e Liotti (2011) presentano infatti l’evoluzione degli sviluppi traumatici in età evolutiva e in particolare gli esiti dei traumi di attaccamento: il bambino traumatizzato nell’attaccamento sviluppa delle strategie controllanti nei confronti dei caregivers quale adattamento ai traumi dell’attaccamento o dell’abuso emotivo. Queste strategie sono suddivise in controllanti punitive, accudenti, seduttive, sottomesse : …..”una specifica influenza della disorganizzazione dell’attaccamento precoce sugli equilibri motivazionali e interpersonali successivi fa sì che intorno ai tre anni di età si strutturino le cosidette strategie controllanti….”. E più avanti aggiungono : ….”Tale comportamento disorganizzato è chiamato controllante perché tende a mantenere coercitivamente l’attenzione del caregiver attraverso strategie punitive, oppure accudenti.”…. Ciò che sembra essere evidente nei soggetti che presentano un disturbo specifico di apprendimento è l’uso del disturbo proprio come strategia controllante di tipo cognitivo: la considerazione della disgnosia come strategia controllante si evince dalla mancata integrazione e utilizzazione delle funzioni cognitive che il soggetto disgnosico agisce come modalità di adattamento al trauma o all’evento avverso. (Simonetta 2012) .

La Paura Disfunzionale e il Bisogno di Aiuto

Questa modalità disadattiva mette in risalto la necessità di riportare l’attenzione del caregiver sull’incapacità del figlio di relazionarsi con il mondo degli apprendimenti scolastici e induce nel genitore una paura disfunzionale e il bisogno di aiutarlo fino a sostituirsi al figlio, nell’esecuzione dei compiti scolastici (Simonetta 2012). Questa paura riguarda le capacità cognitive del figlio, la sua difficoltà nel capire i concetti astratti e nell’operare adeguatamente sulla realtà. Per quanto riguarda la prestazione scolastica, gli studi finora condotti hanno mostrato la presenza di differenze significative fra i bambini disorganizzati e quelli appartenenti ad ogni altro gruppo di attaccamento, in particolare nelle prestazioni relative alla matematica ( Moss, St – Laurent, Parent 2007).  Altre ricerche segnalano particolari difficoltà dei bambini disorganizzati nei compiti di ragionamento deduttivo astratto e nelle valutazioni scolastiche complessive ( Moss, St – Laurent, Parent 2007). Inoltre il possibile insorgere di difficoltà e disturbi di apprendimento può essere aggravato dalla tendenza dei bambini disorganizzati ad assumere un ruolo genitoriale nell’ambito del sistema familiare. Il fatto di essere costretti a fornire vicinanza fisica e supporto emotivo ad un genitore “indifeso” o fragile, o ad altri membri della famiglia percepiti come deboli, può lasciare poco tempo, ma soprattutto poche energie mentali da dedicare all’apprendimento.

Sempre Farina e Liotti scrivono infatti: ….”Una momentanea perdita delle strategie controllanti può essere rivelata, oltre che da altri fenomeni dissociativi, anche da un uso improvvisamente deficitario delle abilità meta cognitive(mentalizzazione) all’interno di un dialogo.” …. In questo modo si può comprendere la manifestazione presente nei soggetti con DSA di comportamenti e aspetti di tipo dissociativo quali la depersonalizzazione, la derealizzazione e l’amnesia dissociativa delle modalità d’integrazione degli aspetti percettivi e sensoriali. Questa difficoltà si origina dalla mancata o carente attivazione integrata della memoria procedurale implicita, in collegamento con  gli aspetti verbali e simbolici della memoria esplicita semantica e episodica. Ritengo,quindi, molto possibile ipotizzare una correlazione tra disturbi specifici di apprendimento e i disturbi dissociativi dell’adulto, vedendo proprio nei primi un eventuale fattore di rischio per secondi.                                                                             

CEDA ONLUS ringrazia il Dott. Luciano Genova per la donazione ricevuta da:
donazione

EMDR

Originariamente concepito per dare sollievo al disagio provocato da ricordi di eventi particolarmente traumatici, l'EMDR ha subito negli anni una evoluzione che lo ha portato a diventare un approccio psicoterapeutico di più ampia applicazione, assai efficace nel trattamento di una vasta gamma di patologie e disturbi psicologici. certificato emdr

TEPRED

Ho ideato un percorso esperienziale capace di stimolare il Sistema Nervoso Vestibolare responsabile dell’evoluzione funzionale dello sviluppo psicomotorio, prerequisito dell’apprendimento. Il Tep-Red, e’ uno strumento riabilitativo/terapeutico che si è rivelato efficace nel trattamento dei soggetti con DSA e, più in generale, nell’approccio ai disturbi dello sviluppo infantile.

PSICOTERAPIA SENSOMOTORIA

La psicoterapia sensomotoria è al contempo un cardine rilevante della psicotraumatologia e un approccio psicoterapeutico autonomo, in grado di affrontare una vasta gamma di disagi psicologici. Il focus è posto sull'acquisizione di una dettagliata consapevolezza del proprio corpo, dei movimenti, sia quelli già in essere, sia quelli ancora sotto forma di impulso non soddisfatto. certificato sensorimotr psychoterapist Ho conseguito a giugno 2015 la certificazione come Sensorimotor Psycotherapist® secondo il Sensorimotor Psychotherapy Institute®